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Glenn Gould. La musica, l'uomo   € 20,00
 
  Geoffrey Payzant
       
 
 
ISBN   9788893140423
     
Editore   Orthotes
   
Collana   Ricercare
     
Traduttore   A. Carosini
     
Genere   Singoli compositori, musicisti, band e gruppi musicali
     
Pubblicazione   2016
     
Disponibilità   In commercio, reperibilità non immediata

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Recensione a cura di: Orthotes RECENSIONE DI MARCO GATTO SU "IL MANIFESTO" DEL 25 SETTEMBRE 2016 // Glenn Gould aveva almeno da tre lustri abbandonato l?attivit? concertistica per ritirarsi, nel pieno della sua maturit? creativa, nella sala d?incisione, dando vita a una delle esperienze pi? significative di rinnovamento della comunicazione musicale, quando Geoffrey Payzant, filosofo, saggista, organista e insegnante di musica decise di dedicargli il suo saggio, Glenn Gould La musica, l?uomo che usc? per la prima volta nel 1978 e ora ? disponibile anche in lingua italiana per Orthotes (pp. 260, e 20,00), colmando una lacuna inspiegabile. L?autore aveva davanti a s? un oggetto analitico particolare, se non addirittura eccentrico: tra i pianisti del Novecento, Gould ? quello che ha subito pi? di tutti un?invadenza mediatica. Trasformato in icona per le sue bizzarrie, il messaggio estetico che ha proposto in scritti, conferenze, trasmissioni radiofoniche, ? passato in secondo piano. Il libro di Payzant restituisce l?estrema organicit? della proposta del pianista canadese, fermandosi in modo puntuale su tutti i nessi concettuali e ricostruendo precisamente la filosofia di Gould, in quegli anni, ancora operativa. ? il primo, per esempio, a restituirci una possibile spiegazione di quel suono estremamente fisico, spogliato di qualsiasi abbellimento e persino privo, per alcuni, di emozionalit?. Quella di Gould non era una freddezza razionale: Payzant ha buon gioco a dimostrare che il suono ? l?esito di una scelta teorica in virt? della quale l?interpretazione esalta la trasmissibilit? chiara e netta della partitura, accordando cos? al pianista un ruolo di mediazione lontano sia dalla pedissequa filologia sia dal culto contemporaneo dell?esegesi. E in questa visione dell?atto interpretativo a essere esaltata ? la processualit?: l?interprete lavora alla costruzione di un?immagine mentale del brano e solo in un secondo momento sceglie la manifestazione sonora di quella stessa immagine, in modo che essa ne comunichi al destinatario la sua rappresentazione oggettiva. Sebbene questa oggettivit? implichi una potenziale riduzione del soggetto-interprete ai minimi termini, la grandezza di Gould sta nel fatto che il suo suono ? immediatamente riconoscibile. Nel libro di Payzant, il lettore potr? poi trovare una mappa esauriente delle principali questioni teoriche elaborate da Gould. Ma le scelte esegetiche non sono mai scisse da una considerazione pi? generale dell?uomo, sebbene Payzant non scada mai nel biografismo. Il suo obiettivo ?, invece, umanistico: Gould incarna una tipologia di intellettuale in netta liquidazione; la sua estraneit? all?ordine consumistico del mercato musicale (che proprio oggi sembra insistere sulla centralit? della figura dell?interprete) ? legata a scelte di campo forse contestabili, ma almeno chiare. Scegliere la sicurezza uterina della sala d?incisione apparve a molti come un segno di debolezza. Eppure, in virt? di quella scelta, Gould riusc? a manifestare un dissenso o a elaborare una posizione alternativa, non priva di bagliori utopici. Il disco e la tecnologia avrebbero s? reso pi? democratica la comunicazione musicale, ma offrendo l?occasione di sperimentare una partecipazione effettiva al fatto musicale, persino manipolando il prodotto finito, facendosi dunque autori di una grande opera collettiva. Per dirla con Payzant, Gould espresse l?idea di un?espansione illimitata delle possibilit? musicali, nel segno di un??immaginazione creativa? che va ?al di l? delle possibilit? tradizionali dell?esecutore?.