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Scritti giovanili   € 30,00
 
  Friedrich Hegel
       
 
 
ISBN   9788893140171
     
Editore   Orthotes
   
Collana   Germanica
     
Genere   Filosofia occidentale: dal 1600 al 1900
     
Pubblicazione   2015
     
Disponibilità   In commercio, reperibilità non immediata

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  La presente edizione degli Scritti giovanili di Hegel dal 1785 al 1800 offre per la prima volta in Italia il panorama completo della genesi e dell'evoluzione giovanile del pensiero del più grande filosofo dell'età moderna: dalla prima educazione neoclassica e illuministica all'adesione incondizionata a Kant, al sorgere del pensare dialettico. L'opera offre occasione per un ripensamento del pensare hegeliano, al di là dei preconcetti dell'ideologia e dello storicismo, recuperando la geniale intuizione del Nohl di una genesi e di una sostanza "teologica" del pensiero di Hegel.
       
Recensione a cura di: Orthotes RECENSIONE DI LUCA ILLETTERATI SU "IL MANIFESTO" DEL 13 MARZO 2016 // Nel 1907 Hermann Nohl, allora assistente di Wilhelm Dilthey, pubblicò un libro del quale non era l'autore, ma che lo rese ben più famoso dei lavori che avrebbe poi scritto. Aveva raccolto, infatti, una serie di testi di Hegel risalenti al suo periodo giovanile, che il filosofo di Stoccarda non aveva mai pubblicato e che gettavano uno sguardo nuovo e interessante sulla sua filosofia, in particolare sulla sua genesi e sulle motivazioni profonde da cui essa, alla luce di quei testi, sembrava emergere e svilupparsi. Il libro, ponderoso, metteva insieme scritti del periodo in cui Hegel era ancora studente presso il Ginnasio di Stoccarda, fino a testi del periodo di Francoforte, quando si ricongiunse a Hölderlin, l'amico più profondo degli anni dello studio universitario, prima di ritrovarsi con l'altro amico, e cioè Schelling, e dare inizio al suo lavoro accademico, finalmente come filosofo, all'università di Jena. Da questi testi emergeva un’immagine non immediatamente coerente con quella del grande sistematico, del pensatore, cioè, che dalla cattedra più importante della Germania degli anni venti, quella di Berlino, parlava della storia universale e dello spirito assoluto. Negli anni giovanili Hegel appariva infatti persino scettico e talvolta sarcastico nei confronti della filosofia, o comunque nei confronti di qualsiasi pensiero che non riuscisse a farsi carico dei bisogni del tempo, che non riuscisse a rendere ragione delle lacerazioni profonde che a tutti i livelli ‒ politico, economico, religioso, estetico ‒ attraversavano, al suo sguardo, non solo la Germania del tempo, ma in generale tutta l'epoca moderna. Nohl riunì tutti i testi ritrovati ‒ forzando non poco la mano sul piano filologico, ad esempio considerando i diversi frammenti come parti di lavori omogenei a cui diede anche titoli specifici ‒ all'interno di un’opera che chiamò Scritti teologici giovanili. Con questo titolo comparvero in italiano nel 1972 sotto la cura di Edoardo Mirri e vennero poi utilizzati dagli studiosi, sebbene la maggior parte di essi contestasse l'idea a cui il titolo rimanda, quella cioè di uno Hegel prima teologo e poi filosofo. Inoltre, ciò che il titolo sembrava perlomeno mettere in ombra era la carica illuministica di alcuni di quei testi, lo sguardo storico e l'interesse politico del giovane Hegel, l'insistenza sulla religione come costruzione storica o come elemento nel quale si coagula lo spirito di un tempo e di una società, piuttosto che sulle questioni dottrinarie. Uno dei critici più potenti di quella titolazione e di ciò che essa implicava fu Györgv Lukács. il quale nel suo celebre libro sul giovane Hegel accusa Nohl e il suo maestro Dilthey di faziosità reazionaria, di voler cioè inculcare la convinzione che la teologia sia la base e il punto di partenza di tutto il pensiero hegeliano, il quale andrebbe perciò letto come uno sviluppo sistematico di istanze essenzialmente teologiche. E questo, aggiunge Lukács, anche se il lettore avveduto troverà nei testi di Hegel ben poco di ciò che il titolo annuncia e «incontrerà anzi un atteggiamento nettamente ostile alla teologia». A più di quarant'anni di distanza da quella prima edizione esce ora, sempre a cura di Edoardo Mirri, una nuova traduzione di quegli Scritti giovanili (Orthotes, pp. 705, € 30,00) condotta non più sull'edizione Nohl, ma sulla nuova edizione critica, la quale non solo ha smembrato la tensione unificante dell'allievo di Dilthey restituendo ai testi la natura frammentaria che possedevano, ma ha rimesso mano alla datazione degli scritti sulla base di criteri filologici scientifici, e soprattutto ha cambiato il titolo dell'opera, togliendo l’ingombrante aggettivo che ne faceva, appunto, degli scritti teologici e lasciandoli alla loro neutralità di testi giovanili. La scelta, tuttavia, non sembra piacere al curatore dell'edizione italiana, per molti versi più vicino alla prima edizione che non a questa nuova, di cui pure riconosce i vantaggi sul piano filologico e scientifico. Parlando dell’edizione del 1907, infatti, proprio all'inizio dell'introduzione, mentre riconosce al pensiero hegeliano una genesi e una sostanza essenzialmente teologica, rischia comunque di mettere in ombra uno dei risultati più significativi non solo della nuova edizione critica, ma anche della maggior parte degli studi sulla formazione del pensiero hegeliano che, al di là della lettura ideologica che innerva il lavoro di Lukács, ha avuto in Italia, a partire soprattutto dagli anni settanta del secolo scorso (si pensi a Lacorte, Lugarini, Bodei, Chiereghin, Cantillo, solo per citare alcuni nomi) uno dei punti di riferimento internazionale.
 
 
 
 
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