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Qui Belfast. Storia contemporanea della guerra in Irlanda del Nord   € 22,00
 
  Silvia Calamati
       
 
ISBN   9788867180073
     
Editore   Red Star Press
   
Collana   Unaltrastoria
     
Genere   Conflitti armati
     
Pubblicazione   2013
     
Disponibilità   In commercio, reperibilità non immediata

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  Dal 1982 fino ai giorni nostri, Silvia Calamati ha vissuto in prima persona la questione dell'Irlanda del Nord. Un dramma a cui, con "Qui Belfast", l'autrice cerca di dare voce, aprendo una breccia in quel muro di omertà che circonda il conflitto nord-irlandese. Una censura il cui prezzo più alto è stato pagato da migliaia di civili innocenti, costretti a subire le violenze dello Stato, delle forze di sicurezza britanniche e della polizia, senza avere poi giustizia. Con esperienza, partecipazione e sensibilità, Silvia Calamati ha raccolto le voci della società civile insieme a testimonianze e articoli di personalità di spicco del mondo politico, culturale e religioso, seguendo da vicino il tormentato percorso che ha portato, nell'aprile del 1998, alla firma dello storico "Accordo del venerdì santo" e all'inizio di un travagliato, e ancora oggi incompiuto, processo di pace. E è vivo e forte, da parte di Londra, il tentativo di affievolire, insieme alle sue pesanti responsabilità, la memoria della guerra in corso, "Qui Belfast" consegna al lettore pagine di indignata verità: una storia molto diversa da quella che i media più "autorevoli" tentano di contrabbandare come "ufficiale".
       
Recensione a cura di: Red Star Press QUI BELFAST "Irlanda del Nord. Storie di ordinaria repressione". "Questo libro nasce quindi con lo scopo di fare in modo che la memoria di un passato europeo così recente non venga sepolta, così come il Governo britannico invece vorrebbe". Nell'introduzione alla nuova edizione di Qui Belfast è la stessa Autrice a dichiarare apertamente lo scopo del libro, una vera a propria antologia aggiornata del conflitto nordirlandese, inscritto nella nuova tendenza della rimozione del passato di cui non è vittima solo la città di Belfast. La cancellazione della memoria storica di cui parla Calamati, infatti, fa il paio con le nuove strategie urbanistiche che in Irlanda del Nord hanno interessato non solo quella che oggi è forzatamente presentata come la "città del Titanic". Dal cessate il fuoco dell'IRA Belfast e l'Irlanda del Nord non hanno più convulsamente occupato il dibattito pubblico con il feticismo della violenza e della strage, perdendo quindi (come ha giustamente notato il professor Bill Rolston, dell'University of Ulster) una sorta di appeal agli occhi dei media mainstream. La profonda conoscenza di questa "guerra a bassa intensità" ha portato l'Autrice ad aggiornare un precedente lavoro edito con le Edizioni Associate, offrendo al lettore una puntuale ricostruzione e un raffinato aggiornamento fino ai giorni immediatamente antecedenti alla stampa. La maggior parte dei testi presenti fa riferimento alla collaborazione che Calamati ha avuto con il settimanale Avvenimenti fino al 1995. Sono racconti che hanno per lo più tratto spunto dall'esperienza diretta che l'autrice ha vissuto più e più volte direttamente sul campo, connotandosi così come una vera e propria teca che inquadra l'Irlanda del Nord "dall'interno", nella sua veste di quotidiana repressione, di incarcerazione, di sofferenze a cui (e non senza un'intima difficoltà) Calamati è riuscita a dare descrizione. Una testimonianza di storia orale, di storia degli ultimi, che assume un prezioso valore simbolico, grazie anche alle voci che alcuni articoli danno alle analisi del processo politico che l'Irlanda del Nord ha attraversato prima del cosiddetto "Accordo del Venerdì Santo" (10 aprile 1998). La collaborazione dell'autrice con RAINEWS 24 ha invece determinato la scelta di affidare la seconda parte del testo alle parole e alle ricerche di giornalisti della carta stampata inglesi, irlandesi e statunitensi, che hanno seguito nelle strade di Belfast lo sviluppo del processo di pace: la dichiarazione dell'IRA di fine della lotta armata (25 luglio 2005) e l'intesa Sinn Féin - DUP (maggio 2007), che ha portato prima alla nuova formazione dell'Esecutivo dell'Assemblea per l'Irlanda del Nord e poi, successivamente, alla "Devolution", con il passaggo di poteri giudiziari e di polizia da Londra a Belfast (12 aprile 2010). Ed è forse a partire da questo momento che mostra tutta la sua forza l'impegno di ricerca e di interpretazione della realtà nord-irlandese, corrosa ed edulcorata dal revisionismo britannico. Nel calo della spettacolarizzazione sul conflitto in Irlanda del Nord il merito dell'indagine dell'Autrice consta nell'aver offerto non solo una panoramica sulle nuove dissidenze armate, ma anche di aver dato un'interpretazione coraggiosa alla politica di giustizia promossa da Londra: "Il processo di pace passa dalla promozione di una giustizia che sia tale anche per l'Irlanda del Nord. La "Devolution" del 2010 regala a Belfast poteri amministrativi. Tuttavia la legislazione in materia di ordine pubblico - continua Calamati - rimane nelle mani britanniche, senza considerare la massima discrezionalità d'azione concessa dalla legislazione d'emergenza. La stessa pratica della "libertà su licenza" (con la possibilità di revoca discrezionale della stessa da parte di un ministro britannico, il Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord), introdotta dopo l'Accordo del Venerdì Santo, significa ancora oggi la perpetrazione di una nuova forma di internamento senza processo, a cui si accompagnano i maltrattamenti nei confronti dei dissidenti rinchiusi nel carcere di Maghaberry, che violano gli accordi presi con i detenuti nell'agosto 2010 e ricordano drammaticamente gli episodi accorsi a Long Kesh al tempo delle lotte carcerarie del 1976-1981". Lungi dunque dall'essere terra di pace, l'Irlanda del Nord presenta ancora oggi ferite mai lenite e nuove tendenze alla repressione del dissenso. Il lavoro di Calamati si muove quindi nella direzione della lotta documentata e della memoria collettiva della gente e, come tale, avanza la giusta pretesa di farsi testimonianza di verità. Samir Hassan - Le Monde Diplomatique; Aprile 2013
 
 
 
 
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